Il Cristo che ascende al cielo

Il giorno prima che Robi tornasse a casa sono andata in cantina a recuperare i fuochi d’artificio. Lo avevano messo dentro che era il 30 dicembre, si può essere più crudeli? L’avevo anche detto a quelli che erano venuti a prenderlo, «Almeno fategli fare l’ultimo», ma figurati. A lui invece gli ho detto: «Li scoppiamo quando torni».

Avevano nomi fantasiosi, tipo il pallone di Maradona, Osama, l’ultima eruzione del Vesuvio, ma quello che preferivo io era il Cristo che ascende al cielo, perché andava più in alto di tutti, o almeno così mi aveva detto Robi. Li aveva comprati lui con Bro, che poi è suo fratello. «Speriamo che funzionino» avevo detto a Bro dopo che ero andata a recuperarli «che in cantina c’è un po’ d’umido», ma lui aveva detto che al massimo non si accendevano.

Poi la mattina ho attaccato i festoni con su scritto Buon compleanno. Non era mica il compleanno di nessuno, ma quelli ho trovato e poi ho pensato che magari era meglio così. Bro aveva comprato la carne, io ho sistemato tutto mentre lui andava a prendere Robi e poi ci siamo messi a grigliare, abbiamo fatto festa tutto il giorno.

Non era nemmeno capodanno, eravamo a fine maggio, ma ero così contenta che Robi fosse tornato, se non ero andata a prenderlo con Bro era perché volevo che tutto fosse perfetto, mi pare logico. Alla festa c’erano tutti gli amici di Robi e anche alcuni di Bro. Io avrei fatto una selezione, ma ci sta.

Non dico che non tutti mi stavano simpatici, per carità, ma preferisco quando si è in pochi, ci si gode di più le cose.

Poi a un certo punto uno ha detto «Dai D’Artagnan», che così lo chiamavano prima, Robi, per i capelli, anche se in carcere se li era tagliati e non ci somigliava più. «Dai D’Artagnan, appiccia sti botti» e io ho guardato Robi, come per dirgli Hai visto che anche se sono passati tre anni son stata di parola? e lui invece niente, mi ha guardato con degli occhi che non sembravano più i suoi nemmeno quelli e mi ha detto: «La torta, non c’è?».

Mentre gli altri facevano i fuochi, mi tenevo le mani sulle orecchie per tutto il casino, ma mica per paura: ridevo. «Te l’ho presa la torta» gli dicevo tra un botto e l’altro «quella con la panna e le fragole, con le candeline» ma lui niente, nemmeno un sorriso, guardava i botti. Nemmeno quelli, forse. Un’altra magari rischiava di restarci male. Gli han detto «Dai, accendine uno tu» lui ha fatto di no con la testa, gli altri insistevano e allora è andato e io speravo che scegliesse il Cristo, ma lui ne ha acceso uno a caso che è volato via e si è sentito uno schianto e poi una luce accendersi su un balcone, che Bro ha detto «Eh, mi sa che devi riprenderci la mano».

Ma poi si sono dovuti fermare. È stato Bro che li ha visti per primo e gli è andato incontro e io poi sono andata dietro a Bro. Avevo ragione a dire che se eravamo in pochi era meglio. «È solo un compleanno» gli ho detto, però i poliziotti sono voluti entrare, li abbiamo fatti entrare.

Sicuro che ha chiamato quella maledetta del palazzo accanto, che non gli bastava che Robi si era fatto tre anni dentro e che per altri due non si sarebbe potuto muovere, ce l’aveva ancora per quella storia del cane, come se avesse fatto apposta. Era vecchio, quel cane. E poi ne aveva un altro adesso, pensa te. La maledetta, oppure quelli del balcone, chissà.

Poi ovvio che una scusa quelli, i poliziotti, la trovano. Prima hanno controllato i documenti a tutti e quello più alto, il poliziotto, ha sghignazzato «Qui non è il compleanno di nessuno» l’altro invece, che era uno che non saprei descrivere, forse un sardo, si è messo a controllare le scatole dei botti e ha detto «Questi non sono a norma».

Robi si è avvicinato con due bicchieri di plastica in mano, ha fatto per passarli ai due poliziotti. «Su su, non fate complimenti» ha detto. Secondo me quello alto avrebbe anche accettato, ma il sardo ha detto «Dobbiamo farvi un verbale». «E per cosa?» ha detto Bro «perché siamo felici?». «Disturbo della quiete e possesso illegale di materiale esplodente». E allora Robi mi ha detto «Vai a prendere la torta», ma me l’ha detto in un modo che nemmeno più la sua voce sembrava la sua voce.

Mentre andavo in cucina pensavo che era un peccato, che il Cristo che ascende al cielo non aveva nemmeno volato e Robi non era più Robi, così quando sono tornata fuori ho dato la torta a una biondina e mentre gli altri parlavano con i poliziotti io ho preso il Cristo e ho fatto come avevo visto fare a Robi prima, l’ho appoggiato, ho tirato fuori l’accendino che mi ero messa in tasca per accendere le candeline come se fosse davvero un compleanno, ho acceso la miccia e sono scappata via con le orecchie tappate, ma la miccia si è spenta subito, allora sono dovuta tornare e questa volta ci ho soffiato sopra.

E il Cristo che ascende al cielo finalmente è asceso al cielo.

Immagine generata con Gemini AI