IL BRANZINO
Sulle cosce ho impronte di denti, lividi verdi. La scorsa notte ho scopato questo tizio con la fissa per i morsi. Prima ha cercato di insegnarmi a rollare una sigaretta nel bel mezzo del marciapiede, poi mi ha affondato i denti nella carne.
«Ti è piaciuto?» chiede mia sorella. Siamo stipate nel fondo di un ristorante uruguaiano a Bushwick, dove andiamo quando non sappiamo dove andare. Sorseggio il mio drink, anche il mio drink è verde.
«Mi è piaciuta la parte dopo,» dico, «quando se n’è dovuto rimanere sdraiato ad ascoltarmi parlare». Stiamo dividendo un branzino. Non riesco a smettere di fissargli la testa, i piccoli bulbi oculari senza occhi.
«Non è stata nemmeno la parte più folle» dico. «Prima di venire mi ha dato uno schiaffo».
Mia sorella scrolla le spalle. «Son cose che fanno» dice.
Arriva il cameriere con piatti di fagiolini e piccole patate tonde. Sul braccio che sbuca dalla manica della camicia ha un tatuaggio con scritto mom dentro un cuore, mi domando se significhi che ama le donne o se sua madre è semplicemente morta o qualcosa del genere.
«Era basso?» domanda mia sorella.
«Non basso basso» rispondo. Nostro padre era basso quindi odiamo gli uomini bassi.
Crescendo tra me e mia sorella c’era una competizione costante: chi riusciva a farsi amare di più da papà. Io vincevo sempre. Mi impegnavo di più, sempre. A lei non importava quanto importava a me. Lei era più sveglia, aveva capito subito come stavano le cose. O forse me l’ha semplicemente lasciato credere, mi ha lasciato credere che l’amore di nostro padre fosse qualcosa di ottenibile.
All’epoca volevo essere lei, vivere dentro mia sorella. Permetterle di infilarmisi sottopelle e vivere dentro di me.
«Mi ha scritto la mamma» dico, «per la Giornata Internazionale della Donna».
Nostra madre non ci scrive da mesi. Sta cercando di mettere dei confini.
«Che dice?» chiede mia sorella.
«Dice buona Giornata Internazionale della Donna» rispondo.
«E tu che le hai risposto?»
«Buona Giornata Internazionale della Donna anche a te»
«Ti ricordi quando mi ha rotto una racchetta da ping-pong sul culo?» le domando. Una volta nostra madre mi ha rotto una racchetta da ping-pong sul culo, e la vicenda è diventata una grande barzelletta di famiglia: quella volta che mamma mi ha rotto una racchetta da ping-pong sul culo. Era fatta male, diceva sempre lei piangendo dal ridere. I soldi per una racchetta da ping-pong fatta bene non ce li avevamo.
«Non molto Giornata Internazionale della Donna da parte sua» dice mia sorella.
E io le chiedo: «Ma qualcuno almeno ci giocava, a ping-pong?»
E mia sorella dice: «Chi lo sa?». Strappa un pezzo di pesce con le dita e lo mastica. Il cameriere torna con una caraffa d’argento e ci riempie i bicchieri d’acqua.
«Il mio problema con gli appuntamenti,» dico «è che non so cosa voglio».
Ho sempre voluto che qualcuno mi dicesse cosa voglio, che mi vendesse una vita che potessi desiderare. Per anni è stata mia sorella a vendermela. Mi ha permesso di andarle dietro, mi diceva cosa fare. Tutto quello che indossavo lo aveva indossato prima lei. Tutto quello che facevo, lei l’aveva già fatto. «Sì che lo sai» dice mia sorella. «Beh,» dico. «Voglio qualcuno che mi ami più di quanto io amo lui» «Forse dovresti uscire con una donna» «Non mi piacciono le donne» dico. «Non piacciono a nessuno» dice lei.
Bevo l’ultimo sorso del mio drink, mia sorella beve l’ultimo del suo. Guardo lo scheletro rimasto nel piatto, la spina dorsale e le costole intrecciate simili un relitto portato a riva. Immagino di schiacciarlo con la forchetta, ma non lo faccio. Provo a infilzare l’ultima patatina tonda, ma sbaglio la mira. Rotola giù dal piatto sul pavimento, e io la guardo rotolare.
«Che vuoi fare adesso?» chiedo.
Mia sorella scrolla le spalle.
Il cameriere si avvicina e ci sorride come se ci conoscesse, come se avesse ascoltato tutta la conversazione. Ci porge il conto.
«Allora, come stiamo?» ci chiede, come farebbe uno psicologo.
«Benissimo» dico io, e mia sorella non dice niente. Il cameriere raccoglie i piatti e se li impila sul braccio. Alzo lo sguardo verso di lui e sorrido. Radiosa, mostrando i denti, ma lui si è già voltato. Gli occhi fissi davanti a sé, porta i nostri piatti in cucina, porta via le ossa dal tavolo.
Immagine generata con Gemini AI