CIRCOLO VIZIOSO

Negli uffici sono tutti stupiti che la direttrice non sia arrivata per prima, visto l’infortunio accaduto stanotte. Figurarsi se non lo sa, basta guardarla in faccia: il sopracciglio destro e l’angolo sinistro della bocca ticchettano per conto proprio. Nessuno sa, però, che stamattina ha dovuto lottare contro il figlio perché non vuole più andare a scuola: un bullo lo ha sciacquato nel water, e allora basta scuola.

Se ti fai sottomettere dal primo stronzetto che ti prende di mira, figlio mio, cosa farai se un giorno dovessi avere trecento dipendenti tra impiegati e operai che ti chiamano troia alle spalle?

Dei superiori che ti contano anche i peli della fica, e adesso la magagna di – chi? Un interinale? Di un ragazzetto interinale che non sa nemmeno adoperare un’ancoretta? No, suo figlio che se ne esce con il bullismo proprio no! Chissà che scusa camperà il preposto del reparto, quell’ubriacone, e… dov’è adesso il direttore di produzione? Lo paga solo per evitare incidenti e quel cappone spennato, oltre a non sapere una beneamata fava di macchine a rotocalco, le ha disegnato un altro bersaglio sulla schiena.

Il direttore di produzione gira per i reparti già dalle sei di mattina. L’infortunio, verificatosi alle due di notte, è il secondo da gennaio e siamo appena a metà anno fiscale. L’unica procedura per uno col suo ruolo – laureato in Statistica, direttore a trentotto anni, che ne ha subite tante nella vita, rialzandosi sempre in piedi, che perfino i genitori hanno dovuto ricredersi sul suo conto – è scendere in produzione e capire cosa sia successo. Ha identificato un dipendente, uno dei vecchi, quello che ride sempre e di una risata ottusa: tagliava delle spire con l’ancoretta senza indossare i guanti anti-taglio. Si proteggono a vicenda come una banda, ma ormai da un pezzo non teme più tipi del genere.

Sono loro a mettersi sull’attenti quando lo vedono e lui li passa in rassegna tutti, nessuno escluso, perché servono dati – dati! – e perché non può tradire la fiducia che quella donna eccezionale, che è la direttrice, ha riversato su di lui. Sì, anche per rivincita personale: in quei trogloditi rivede, invecchiati, i bulli che a scuola lo appendevano all'attaccapanni e lo chiamavano “collo di gallina”

Mamma, papà, io da quell’attaccapanni sono sceso a differenza loro, e per ficcargli in zucca chi comanda qui segnalerò l’operaio e il preposto del reparto.

Il caporeparto si finge spaventato alla riunione straordinaria sulla sicurezza. Snocciola “mi scuso” e “mea culpa” come Ave Maria durante il rosario. Trova la direttrice ancora più isterica del solito, chissà cos’ha. Glielo aveva detto a Mattia, l’interinale: correre con questi qui non serve a niente, dopo sei mesi non hanno mai lasciato nessuno a casa, a meno che non dai fuoco alla fabbrica o ti fai male – e infatti. Basta rispettare le regole. 

Stranamente manca il direttore di produzione nascosto dietro la gonnella della manager. Starà continuando con le imboscate: i suoi uomini gli hanno già scritto tutto per WhatsApp prima che entrasse, compresa la probabile segnalazione al Ruspa. Ci metterebbe la mano sul fuoco che quella testa di tacchino segnalerà pure lui e accuserà i capireparto di non vigilare sui sottoposti secondo le sue direttive. Mi segnalino pure, mi scarichino addosso tutta la merda. Adulti mezzi invischiati nell’adolescenza. Gli hanno sempre ricordato certi suoi compagni di classe, schivi e insicuri, che per questo erano presi di mira o dovevano sfogarsi su qualcuno. Deve sopportarli ancora un anno, poi li manderà in malora.

Ogni volta che pensa alla pensione, immagina la ciucca atomica con tutti i suoi amici e il gran falò che faranno di tutte quelle scartoffie di regole salvavita, orari di corsi di sicurezza e moduli, e le risate mentre lo spegneranno pisciandoci sopra.

Nelle orecchie, in sottofondo alla sfuriata della direttrice, gli risuona già quella sguaiata del Ruspa. Come dirgli della “eventuale” segnalazione? Speriamo abbia una giornata buona.

Vaffanculo, grida il Ruspa in camera caffè, V-A-F-F-A-N-C-U-L-O il caporeparto, il direttore di produzione e quella troia patentata che li manovra tutti e due. Non gliene frega un cazzo di niente se il direttore di produzione lo ha sgamato senza guanti. Glielo dica sul muso a chi è segnalato, invece di nascondersi dietro i pilastri o le bobine, in più entrando a tradimento a inizio turno di mattina, e poi mandare avanti i capireparto. Mattia lo aveva addestrato lui e lavorava bene; ha il difetto di agitarsi quando si trova indietro con il lavoro perché teme non gli rinnovino il contratto. E adesso rischia sul serio che non glielo rinnovino. Mattia ha la stessa età del suo figliolo maggiore.  In culo gliele infilerebbe, le ancorette; altro che regole salvavita e “corretto uso dei DPI”. Spera che i sindacati dimostrino di valere l’1% della busta paga, almeno stavolta. La moglie gli ha appena scritto di punire il figlio più piccolo quando torna a casa, perché quel disgraziato ha inzuppato la testa di un compagno di classe nel cesso della scuola. Invece gli verserà il suo primo bicchiere di vino e gli dirà: “Ben fatto”. Schiaccia i più deboli, figliolo, prima di finire schiacciato tu.

Immagine generata con AI generativa di Adobe Photoshop

“dipinto ad olio di una mano che spinge una testa giù da un gabinetto”